( ς ו סּ є ) è una stella. Narratività, evocazione, potere emozionale. Appartiene all’arte del racconto. Somiglia al circolo di pietre degli uomini sacri indoeuropei, all’arte di Richard Long. Con questa poesia, che dura più di una lirica e meno di un sogno, ho voluto per la mia scrittura delle conquiste:
1. la credibilità del libro-romanzo, mentre questo ha le ore contate,
2. una lingua viva, negli anni della lingua-post it,
3. una visione chiara sul problema-identità, al tempo dell’Io insalvabile.
Ho pensato di ottenerle con queste liberazioni:
a. estensione del racconto. Abolizione delle quadripartizioni, rinuncia all’organizzazione teatrale del testo, immersione senza pre-orientamento e in diretta come nel cinema, il role-playing, l’estasi
b. svincolando la lingua dai limiti grammatici funzionali, liberando il parlare, combinando il linguaggio della scrittura con il gergo, il colloquio, l’ellissi
c. scavando nell’anima delle nostre culture, per trovare il loro cuore-fondamento piuttosto che le sole variegate pelli.
Il tema del racconto è una storia d’amore: quanto di più naturale possa capitare nella giovinezza.
Lascio soltanto ai curiosi, i capaci di affrontare un’agonia, il rapporto di tutto questo con il nostro mutamento climatico post- o sur-moderno:
scenario e ambientazione sono la penisola, l’epoca in cui una sola religione dominava nei culti delle molte nazioni dalle quali discendiamo: i cui sacramenti erano droghe, i cui rituali contenevano a stento l’escalation della violenza:
Mark zoo9