( Con quale garanzia di confronto epico mi adulava il caos, me che avevo furia di manifestare i principi dell’arte, discutendo le minime operazioni di ciò che trovavo, per stabilirli sulla terra come tornadi: caos e delirio, viviamo di un’arte cui l’insicurezza di visione o una svisatura nella formula espressiva può finire fatale prestandosi utile al più improvvisato degli avversari. E questo quando è sufficiente il valore stesso a suscitare nemici. Ma sia. Sia il valore a improvvisare avversari e il valore bruciante non avrà avversario pure valido che resista. Il valore, l’arma avanzata contro la quale ogni tattica è autod is t r u zi o n e
Inevitabile che sorgano competizioni.
Ma per quanto mi riguarda, scarto le involuzioni che sterilizzano i miei suoli e faccio mie tecniche impreviste che superino il bullismo, feroci contro le ragioni di scrivere-per-battere-gli-altri. L’intenzione li abbandonerà come una psiche vola dai corpi, incauta bellezza, ossa a cervelli di default. Artefice di uno strumento, che sovrasta gli occidenti: